lunedì 29 dicembre 2008

ORTELIUS

Ortelius, storie di lago e dintorni.
di Giorgio Rava
edizione FareNOTTE 105 pagine

14 racconti ambientati tra il lago d'Orta e le motagne circostanti, con tanti personaggi curiosi e carichi di umanità, dal pastore della valle Strona al prete "amante" del buon vino, dai ferrovieri omegnesi - che paiono descritti dal miglior Chiara - all'ex partigiano divenuto rapinatore per bisogno... Un "mondo piccolo" tutto da scoprire.

sabato 27 dicembre 2008

CAPODANNO

Corno Grande di Cavento, 31 Dicembre 1916

Lisa, mia cara
finalmente, dopo tanto tempo, trovo il coraggio di prendere la penna e scriverti queste poche righe.
Fa freddo, quassù, tira un vento gelido che ti passa da parte a parte e la mia mantellina è tutta a brandelli. Però non nevica più, è tornato il sereno e le stelle brillano come i lumi di un presepe. La battaglia è terminata, anche i cecchini non sparano più; i soldati si sono salutati attraverso i reticolati, strana solidarietà di uomini che sino a poco prima avevano tirato gli uni contro gli altri. Anzi, subito dopo il cambio della guardia si è udita chiarissima la voce che augurava: “Bon anno, Ialiani!”
- Che sia un anno di pace – ha risposto il capitano Mora.
Lui! che quasi non aveva più voce per tutti gli insulti urlati all’indirizzo dei mitraglieri ungheresi che gli avevano decimato la compagnia, proprio quando erano a pochi metri dal nido, dopo ore di arrampicata su per la parete ghiacciata.
Ma perché sto a raccontarti tutte queste cose, che a te non possono certo interessare?
I miei alpini sono tutti giù, nel rifugio, hanno trovato pane, formaggio e vino e anche una botticina di grappa.
- Scior tenent – mi hanno detto – anca se’l gh’è la goèra, a vòrom finìi l’an come sempar.
Ne ho dislocati di sentinella il minimo indispensabile, ma anche a chi resta fuori non mancherà certo la sua parte. De Giuli., che avrebbe dovuto stare quassù, attento a questa mitragliatrice che mi fa da scrittoio, l’ho spedito via con la mia fiaschetta di cognac; è orribile questo liquore ministeriale; non riesco proprio a mandarlo giù.
Ecco, sta spuntando la luna. E’ fantastico come questi ghiacciai, con tutti i loro speroni sporgenti, cimitero di tanti dei nostri, assumano nelle notti di luna - notti come questa, quando tutto è silenzio e si ode soltanto il richiamo delle vedette e il canto sommesso dei nemici nelle loro trincee – un aspetto fantastico, quasi fiabesco. Ci si aspetterebbe di scorgere la fata Confetto che passa danzando tra i reticolati.
Ti ricordi, Lisa quando insieme andavamo a balletto… in sogno? Quando io, povero studente squattrinato, sperduto nella città, io che vi ero piovuto dal mio paesello, ti portavo con la fantasia a teatro Regio, al bar tabarin, alle feste della società elegante? E sognavamo di essere noi pure ricchi e famosi, oppure misteriosi vendicatori piovuti da chissà dove, come Dantès redivivi, per raddrizzare torti e portare giustizia.
Ti ricordi, Lisa quei giorni che credevamo felici, quando ci pareva di essere davvero importanti, quando ci davamo tanta pena per faccende futili? Ma noi non lo sapevamo, e in questo stava la nostra felicità.

E’ il secondo cambio della guardia, ma qui non verrà nessuno.
- Lassù c’è il tenete, veglierà per tuta la notte. Finché c’è lui, da quel lato siamo al sicuro.

Così, Lisa, come sempre. Ci si ricorda di noi nel momento del pericolo, nel momento del bisogno, per poi dimenticarci, chissà se intenzionalmente, nell’ora del divertimento. Come al tempo degli scioperi, i giorni tristi delle sparatorie e egli arresti, quando farsi trovare nella mia cameretta era molto più pericoloso che rimanere a tramare nell’ombre, ai tavoli dei caffé di via Po, quando due volte la settimana la Benemerita Arma mandava i suoi rappresentanti. Ricordi? Tu preparavi il the per il maresciallo Polenghi, che nonostante tutto il suo zelo non riuscì mai a trovare le sue “pubblicazioni sovversive”, tanto bene riuscivamo a nasconderle in quei pochi metri di spazio.
Che feste, quelle sere! Che brindisi, con vino da due soldi, e le risate, le beffe, le pacche sulle spalle. Ricordi quegli operai che ci chiamavano tutti “compagni”, le loro espressioni giuliva nell’apprendere che le lettere di X… avevano varcato il confine e stavano nelle mie tasche?
Ma tutto finiva lì e la sera seguente, mentre gli amici si divertivano nuovamente con il principe Danilov, noi restavamo ancora una volta soli, tropo orgogliosi della nostra povertà per chiedere qualcosa a chicchessia. Restavamo a passeggiare malinconicamente per i viali del Valentino, ad arrampicarci sino alla vetta dei Cappuccini, componendo versi alla luna per dimenticare la tristezza. Eppure questa è la nostra vita, qui, tra questi ghiacciai come laggiù in città, sempre e dovunque…


Si sente un grido, ogni tanto, laggiù, verso la parete. Qualcuno dei “cadaveri” si è risvegliato, ma diviene sempre più fioco. Non riesco a togliermi dagli occhi l’immagine degli alpini della quarantesima lanciarsi come folli, all’arma bianca contro le mitragliatrici; mi risuonano ancora negli orecchi le bestemmie di Mora. E noi immobili, bloccati oltre il canalone, senza poter fare niente. E domani un’altra compagnia andrà avanti, e un’altra e un’altra ancora, fino a che gli ungheresi avranno polvere e piombo.

Sai, è di questo che ti volevo parlare, quando ho trovato in tasca un pezzetto di lapis… Ti volevo parlare di noi due, di questa vita che alcune volte ci è parsa troppo bella e altre tanto amara. Ma ora che ci sono arrivato, le parole non vogliono venire fuori, o forse non possono perché non ci sono, chissà?..
Ma non importa, Lisa, se le parole giuste non le trovo, non importa se siamo soli quassù a vegliare, perché così deve essere. Non importa se ci dimenticano nell’ora del giubilo e dell’allegria, perché allora saremmo di troppo, perché nostro compito è quello di lottare e soffrire in silenzio, non di sperare e divertirci. Non importa se in prima linea ci mandano solo nell’ora della morte, perché soltanto così questa vita è degna di essere vissuta.
E non importa neppure se tu, a cui parlo da tanto tempo, non sei che un frutto della mia fantasia malata, perché con te, con te soltanto ho passato le ore più belle di questa mia vita.

Sottotenente Massimiliano Bertenghi
anni 24
caduto nell’eroico adempimento del proprio dovere
Corno Grande di Cavento – ghiacciaio dell’Adamello
1° Gennaio 1917

Alle sei del mattino si udirono una breve raffica e due esplosioni.
Era andato solo, con due bombe a mano, a vendicare i caduti della quarantesima compagnia.
31 Dicembre 1978

mercoledì 24 dicembre 2008

AUGURI

Gloria in excelsis Deo
et in terra pax hominibus bonae voluntatis...

Con i migliori auguri

Massimo M. Bonini

LUCI DI NATALE

- Treno locale per D. in partenza dal binario sei. Locale per D. parte dal sesto binario. Ferma in tutte le stazioni. Affrettarsi per la coincidenza.
Un’ultima corsa, sfiatato e lo sportello gli si chiuse alle spalle con uno scatto secco, contemporaneo al fischio del capo stazione, si partiva subito, in orario una volta tanto. Poca gente quel giorno, compartimenti vuoti; strano in una data simile. Una delle carrozze era una “prima” declassata per metà, trovò facilmente un posto vuoto, comodo e caldo. Si sedette e ancora gli venne da pensare:
- Strano, un giorno come questo!
Un giorno come questo: ventitrè dicembre, antivigilia di Natale. Gli era andata bene, lo sciopero degli studenti era caduto proprio come il cacio sui maccheroni; chissà per cosa, poi, lo sciopero?.. Aveva potuto fare un salto ai grandi magazzini, in libreria e prendere il primo treno. Allungò le gambe, si accomodò meglio, accese il solito mezzo toscano - così il fumo acre avrebbe tenuto fuori i seccatori – e fumando beato prese ad osservare la campagna. Le risaie, giallastre fuggivano via sotto un cielo plumbeo, mentre cominciavano a cadere le prime gocce di pioggia; poi il torpore lo prese, il sigaro si spense e lui si addormentò, il capo poggiato allo schienale, cullato dall’andare monotono del treno.
Fu risvegliato da un brusco scossone: sbatté gli occhi alcune volte, cercando di ricordare dove fosse, poi con la tendina parasole spannò il vetro del finestrino e guardò fuori. Il tempo era passato in fretta, la pianura era finita, si erano lasciati alle spalle le colline e il lago ed erano già entrati nella valle. Nevicava qui, la prima neve d’inverno dopo un autunno alquanto siccitoso; i gerbidi intorno si andavano già imbiancando. Si sentì subito invadere dalla malinconia che fin dall’adolescenza la neve gli metteva addosso e si ritrovò a canticchiare le prime note di Bianco Natale. Era felice, veramente felice. Finalmente, dopo tanti anni avrebbe avuto un Natale sereno, in una casa tutta sua, con la moglie, i cognati e il nipote, un bambino come non ne aveva mai conosciuti, e per di più con la neve. Se avesse continuato così avrebbe ricoperto il giardino e le rive del fiume, già riccamente arabescate di ghiaccio, e la montagna, trasformando tutto in un paesaggio di favola.

Si erano sposati sul finire dell’estate ed erano venuti ad abitare a D. in una villetta, già fuori dall’abitato, che con un colpo di fortuna erano riusciti ad acquistare l’anno precedente. Situata ai bordi di una strada secondaria, con la montagna e le rive del torrente appena oltre il cancelletto posteriore del giardino, era tal e quale lui l’aveva sognata, ma quando l’avevano presa si trovava in uno stato compassionevole; vi si era dovuto lavorare sodo per più di un anno, ma con l’aiuto di qualche amico l’avevano resa accogliente restaurandola completamente, dalla cantina ai comignoli, anche se ancora i lavori non si potevano dire del tutto ultimati.

Il treno entrò lentamente in stazione, tra lo stridore dei freni e grandi sbuffi di vapore, si arrestò di botto e lui saltò giù allegramente, la borsa a tracolla, e sempre canticchiando andò a recuperare la bicicletta lasciata sotto la tettoia del parcheggio, a lato del piazzale. Le strade erano diventate pericolose, le automobili avevano trasformato la poca neve in una guazza melmosa e infida, che rendeva alquanto precario l’equilibrio del velocipede, ma cuor contento pedalava vigorosamente, pensando intanto ai fatti suoi.
- Ho davanti quindici giorni di vacanza. Potrò leggere qualche libro, ci saranno da curare gli affari del circolo e forse riuscirò ad ultimare le scaffalature e l’impianto elettrico in cantina. Ma soprattutto, se questa nevicata dura, potrò tirar fuori gli sci da fondo e battermi un bell’anello dietro casa, il solito giro della passeggiata: l’argine, il bosco di ontani, il prato dei massi erratici, le ultime falde del castagneto… Si, si. Sarà una cosa veramente eccezionale. Favolosa!.. Si, si.. Dunque, vediamo un po’ di organizzarci. Lei non è a casa, oggi pomeriggio la recita all’asilo, questa sera a cena con le colleghe, arriverà tardi. Speriamo che la casa sia un poco calda e che sia rimasto qualche cosa da mettere sotto i denti…
Così, ragionando e fantasticando era finalmente giunto, non senza essersi esibito in alcune acrobazie per evitare di cader di sella. Entrò, trovò un gradevole calore e, sul tavolo della cucina, un biglietto della moglie. Gli lasciava la lista delle compere e lo informava che per quella notte si sarebbe fermata da un’amica; avrebbe fatto ritorno nel pomeriggio dell’indomani, insieme ai cognati.
- Beh, - pensò – quasi quasi è un bene, così la casa me la preparo da solo.
Era stato sempre un suo pallino quello di passar uno dei pomeriggi di vigilia a predisporre gli addobbi natalizi. A volte rideva di sé stesso, ritenendosi piuttosto infantile, ma poi ogni anno ci ricascava e quella rimaneva nel ricordo come una delle giornate migliori. Quell’anno, con tutti i problemi da risolvere, di cose del genere non avevano neppure parlato, ma lui già da alcuni giorni andava meditando su come preparare alla moglie una sorpresa che sapeva certamente gradita. Così, quell’assenza capitava proprio a fagiolo.
Si mise subito all’opera: un paio di panini in fretta, poi sotto con le pulizie; salotto, ingresso, studiolo; ma i libri li avrebbe spolverati con più cura, uno ad uno, nei giorni seguenti. A metà pomeriggio sospese tutto e uscì a sgombrare la deve davanti alla rimessa, poi tirò fuori l’auto e si recò in centro per le compere, prima quelle del biglietto, gli ultimi regali e infine, ai grandi magazzini, quanto gli serviva per realizzare il suo progetto: statuine, lustrini,palloncini colorati e ammennicoli vari. Tornando verso casa la vecchia utilitaria sembrava la slitta di Babbo Natale. Per strada era pieno di gente che andava e veniva portando pacchi e pacchetti ed involti, bambini, vetrine in cui cominciavano ad accendersi le prime luci, due zampognari…
Quando fu di ritorno calava la sera; la neve aveva ripreso a calare lenta, leggera. Il paesaggio si era fatto fiabesco; si soffermò ad ammirarlo per qualche istante, poi, con un’alzata di spalle, andò a deporre il suo carico natalizio in salotto, preparò la legna e accese il fuoco nel caminetto. Ma c’era qualcosa che lo chiamava, una voce interiore, imperiosa e questa volta non seppe resistere. Calzò gli stivali da cacciatore, prese giaccone e cappellaccio e, uscito dal cancelletto posteriore, imboccò il sentiero del fiume. Scese tra gli ontani fino alla riva, attraversò il ponticello di tronchi e vagò per un po’ nel bosco. Tornando si ritrovò a canticchiare e pregare, mentre lontano risuonavano piano i rintocchi dell’Ave Maria, Questo, infine era il vero Natale.
Rientrò tardi, un salto in cucina e subito s’installò in salotto, con i panini e il bricco del caffé. Sistemò i dischi con i canti natalizi sul piatto dello stereo e iniziò a darsi da fare. Il presepe in un angolo, l’albero in quello opposto, presso il camino, festoni alle pareti, una ghirlanda di agrifoglio sulla porta d’ingresso. Quando smise, l’orologio a cucù suonava le due. Sbatté le palpebre, incredulo, poi spense le luci e andò a letto. Ormai non rimaneva che da sistemare le lampade colorate sull’abete del giardino: un lavoro per il giorno successivo.

Le prese nostalgia quando, scesa in cucina insieme all’amica che l’aveva ospitata, si trovò di fronte l’albero di Natale che la madre di quella aveva appena finito di sistemare.
- Buon giorno. E buon Natale, anche se con un giorno di anticipo. Abbiamo avuto una bella nevicata e penso che prima di sera ne verrà ancora. La signora farebbe bene a tornare a casa in fretta, prima che ricominci. Non so se in questi giorni di festa gli spazzaneve lavoreranno come sempre.
- Devo passare da mia sorella… Vedo che adesso le strade sono pulite.
Parlava distrattamente, e intanto pensava alla casa disadorna e in disordine. Avrebbe dovuto pensarci, alle decorazioni. Sapeva quanto il marito ci tenesse, ma avevano avuto troppe cose da fare, tutti e due, in quei giorni ed se n’erano scordati. Era tardi, adesso, anche lui non avrebbe certo trovato il tempo… ma l’anno prossimo… Certo che in quel modo le feste avrebbero perso una parte della loro poesia…
- Si, questa mattina sono passati presto, era ancora buio. Penso che vogliano finire tutto entro mezzogiorno e che sperino, loro, che non nevichi più. Comunque vada, signora, altrimenti farà tardi anche oggi.
- E’ vero, sì. E’ ora che vada. Arrivederci, e grazie di tutto.
Uscì nel mattino freddo, sotto il cielo cupo, e in auto pensava ancora alla sua casetta.
- Che peccato!.. Mi sarebbe tanto piaciuto. E lui, con tutti i suoi impegni, non ne avrà Certo il tempo…
Poi le visite ai parenti e agli amici, le commissioni, i regali: non ci pensò più. A mezzogiorno arrivava dalla sorella, che le venne ad aprire con il viso imbronciato.
- Mio marito deve lavorare anche di pomeriggio, una cosa urgente. Non potremo partire prima delle sei.
- Accidenti! E la cena?
- Mah, non so. Potresti andare avanti da sola…
- contavo di passare a salutare mamma e papà, con voi. Provo a telefonare… Pronto? Si, sono io – e gli spiegò la situazione.
- Non preoccuparti, avanzo giusto il tempo di fare un salto in rosticceria, verso sera. Provvederò io a tutto; vedrai, non ti farò sfigurare.
- Ma, veramente… Va bene, mi fido. Però non combinare pasticci. E… senti!.. No, no, niente… Ciao.
Ormai era troppo tardi, ma l’anno prossimo ci avrebbe pensato per tempo. Si, si… per tempo!
Il nipote le corse incontro, festoso ed eccitato.
- Zia, zia, ‘stanotte viene Babbo Natale!
- Eh già, piccolo. Questa è la famosa notte.
- Ma, zia, Babbo Natale lo saprà che sarò a casa tua? Perché altrimenti i regali me li lascia qui e io domani non li potrò vedere.
- Oh, stai tranquillo. Tuo zio è un ottimo amico di Papà Natale ed ha già provveduto ad avvisarlo.
- Ah si? E come fa lo zio a conoscerlo?
- Sai, dietro casa nostra c’è un bel prato e ogni anno il buon vecchio lascia lì la sua slitta per poter fare il giro dei comignoli. Una volta lo zio lo ha incontrato e lo ha aiutato a trasportare il sacco di regali, così sono diventati amici e ogni tanto si scrivono.
- E dove abita Babbo Natale?
- Al polo nord. Però d’estate viene a trascorrere le ferie dalle nostre parti, ma senza dirlo a nessuno. Solo mio marito lo sa e a volte va fargli visita alla sua casetta, nel bosco…
Il pomeriggio passò in fretta. Alle sei partirono, con le automobili piene di pacchetti e durante il viaggio lei parlò alla sorella di quello che la tormentava sin dal mattino.
- Che peccato – commentò quella – sarà un po’ triste.
- Ma l’importante è poter mangiare, bere e starsene tranquilli e al caldo – aggiunse il cognato.
- Io voglio il presepe – fece eco il bambino. Ma si distrasse subito, pensando ai doni di Natale.
Arrivarono a notte fatta. La via davanti alla villetta era immersa in un’oscurità caliginosa, riprendeva a nevicare e la nebbia si addensava lentamente. Scendendo dall’auto lei si guardò intorno: le case vicine erano illuminate e allegre, la sua buia, quasi tenebrosa, ma dalla finestra traspariva il bagliore del fuoco nel caminetto e dietro le tende si poteva scorgere un’ombra immobile. Mossero alcuni passi e proprio allora le luci sull’abete si accesero e s’illuminarono le decorazioni sulla porta, e sulle finestre e dentro casa, e poi, meraviglia delle meraviglie, dall’uscio posteriore scappò fuori… Babbo Natale, che arrestandosi per un istante indirizzò loro un saluto con la mano prima di fuggire in direzione del bosco. Rimasero lì, imbambolati e le loro bocche si aprirono in quattro oh! di una perfezione rara, come quelle degli angeli che da lì a poche ore avrebbero intonato l’Adeste.
Novembre 1981

lunedì 22 dicembre 2008

Notizie 22 dicembre 2008

PRESENTATO IL TAQUIN DË CUI DË CÄSÀAL 2009
Sono stati quasi 100 gli intervenuti alla Festa dell’Anziano tenutasi domenica 14 dicembre presso l’oratorio Casa del Giovane di Casale: gli anziani, i volontari e i loro famigliari e amici, ancora una volta uniti dall’idea che stare insieme a far festa, a tenersi compagnia, sia la migliore medicina contro il trascorrere del tempo. Presenti il parroco di San Giorgio, don Pietro Segato e il sindaco Claudio Pizzi con buona parte della giunta comunale, la giornata è trascorsa in allegria, con la Messa, il pranzo sociale e l’estrazione dei premi per la lotteria. E’ stata anche l’occasione per fare il punto delle numerose attività societarie e per illustrare a tutti i presenti l’ambizioso progetto di realizzazione della sede sociale, idea che da due anni viene sviluppata in collaborazione con l’amministrazione comunale e con l’agenzia territoriale per la casa (ATC Novara e VCO) a partire dalla messa a disposizione dei terreni di Ramate avuti in lascito quasi vent’anni or sono.
Ma il clou della giornata è consistito nella presentazione dell’edizione 2009 del Taquin dë cui dë Cäsàal, il calendario tradizionale giunto ormai all’undicesimo anno di vita. Si tratta, come ha spiegato il presidente Marco Guiglia, di un numero ‘povero’, realizzato con mezzi quasi di fortuna, non per trascuratezza, ma per precisa scelta, in relazione al momento di gravi difficoltà economiche che l’intero paese sta vivendo. Il consiglio direttivo ha quindi deciso di ridurre drasticamente le spese non indispensabili e di dimezzare la quota associativa, che passa da 10 a 5 euro per il 2009.
Quello che non diminuisce è l’impegno che l’associazione profonde a favore degli anziani casalesi. Verranno quindi mantenute tutte le attività degli anni precedenti, a cominciare da quelle di assistenza diretta, con sostegno a domicilio, accompagnamento a visite e terapie mediche, corsi di psicologia e motricità, iniziative culturali e ricreative.
Resta sospeso in aria l’appello di sempre: “La vite è molta e pochi gli operai”… Si attendono quindi nuovi volontari.

CONSIGLIO COMUNALE
Si è tenuta lunedì 22 dicembre l’ultima seduta del consiglio comunale casalese per il 2008.
In discussione due soli punti, il più importante dei quali riguardava una variante urbanistica al piano regolatore vigente, variante che permetterà il rapido avvio dei lavori per la realizzazione della residenza protetta di Ramate - sui terreni messi a disposizione dall’Associazione per la Promozione dell’Anziano – con finanziamento a carico dell’Agenzia Territoriale per la Casa. Ancora una volta si è registrata l’astensione, su tale argomento, del gruppo di minoranza, evidentemente non ancora convinto della scelta effettuata.Unanimità di consensi invece al regolamento per la videosorveglianza sugli spazi pubblici, atto che consentirà la prossima installazione di apparecchiature elettroniche che terranno sotto costante controllo – pur nel pieno rispetto della riservatezza dovuta ad ogni cittadino – le aree circostanti il municipio, l’area ecologica di via Nazioni Unite, a Casale e gli spazi esterni al centro culturale Il Cerro a Ramate. Si tratta, come ha evidenziato il sindaco, di scelte onerose, ma rese ormai indispensabili dai sempre più frequenti episodi di ‘comportamento incivile’ da parte di alcuni cittadini.

domenica 21 dicembre 2008

UNA MODESTA PROPOSTA

PER IL MIGLIORAMENTO DELL’ISTRUZIONE SUPERIORE
A OMEGNA E NEL CUSIO

Premesso che a Omegna esistono tre istituti statali di istruzione superiore, più precisamente il Piero Gobetti, con i corsi di liceo scientifico e di liceo artistico, l’Istituto Tecnico Commerciale, con i corsi per ragionieri e per periti aziendali corrispondenti in lingue estere (PACLE) e l’istituto professionale Carlo Alberto Dalla Chiesa, con i corsi per tecnici delle industrie elettriche, meccaniche e dell’abbigliamento e moda. E’ poi in fase di costituzione un centro permanente per l’istruzione degli adulti.

I recenti provvedimenti governativi in tema di istruzione hanno riportato alla ribalta lo spinoso problema del sottodimensionamento di alcune delle scuole superiori cittadine. Va ricordato che le normative vigenti prevedono che le istituzioni scolastiche possano godere di autonomia amministrativa – cioè avere una propria presidenza, una segreteria e, soprattutto un bilancio autonomi - soltanto se contano almeno 500 allievi iscritti (600 in una precedente versione legislativa), numero che viene ridotto a 300, con deroga temporanea, nelle zone di montagna come la nostra. A Omegna sia il Dalla Chiesa che l’ITC PACLE non soddisfano tali condizioni, ormai da alcuni anni.
L’amministrazione provinciale, competente in materia su delega della regione Piemonte, è recentemente intervenuta in situazioni simili accorpando alcune scuole. E’ dell’anno scorso l’operazione che ha riunito in un’unica istituzione gli istituti Marconi e Galletti a Domodossola; poco prima si era proceduto in modo analogo a Verbania con il Ferrini e il Franzosini. Precedentemente erano stati formati vari istituti comprensivi riunendo scuole di ordine diverso. Significativo a tale proposito è il caso dell’Innocenzo IX di Crodo, che accorpa tutte le scuole delle valle Antigorio, dalle materne alle superiori. In questo modo è stato possibile mantenere, e in alcuni casi ampliare, l’offerta formativa e il servizio agli utenti.

Il tema del sottodimensionamento dei due istituti omegnesi è stato richiamato tanto dall’assessore provinciale all’istruzione, Liliana Graziobelli che dalla dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale (ex provveditorato agli studi) di Verbania, Franca Giordano nel corso della conferenza tenutasi a Baveno lo scorso 20 ottobre alla presenza dei dirigenti scolastici e dei sindaci dell’intera provincia. In particolare è stato ricordato in quell’occasione che le due scuole non potranno rimanere ancora a lungo in tale situazione, quindi il loro accorpamento ad altri istituti è solo questione di tempo. Inoltre anche il liceo Gobetti, con poco più di 300 iscritti, si potrà ritenere salvo solo fin tanto che vigerà il regime di deroga. In una fase successiva l’amministrazione provinciale ha poi deliberato il rinvio di ogni decisione in merito ai dimensionamenti al prossimo anno scolastico, mentre corre voce che dirigenti scolastici di istituti siti a Verbania e Domodossola stiano esercitando pressioni affinché le scuole omegnesi vengano accorpate alle loro sulla base – si suppone – di una corrispondenza negli attuali indirizzi di studi.

E’ evidente però che far dipendere gli istituti di Omegna da scuole di altre città comporterebbe forti disagi per l’utenza e probabili problemi per l’erogazione del servizio. In altre città, infatti sarebbero situati gli uffici direzionali e di segreteria, ai quali docenti, studenti e famiglie devono continuamente far capo per l’organizzazione del lavoro e per lo svolgimento di ogni tipo di pratica. Viene da chiedersi inoltre quale attenzione, in termini di assegnazione delle risorse e di ‘presenza’ della dirigenza, possa venire dedicata a delle sedi che diverrebbero di fatto succursali – e per certi versi concorrenti – di quelle principali.

A fronte di queste premesse, ci permettiamo allora di avanzare una proposta che consenta al territorio del Cusio di mantenere e fors’anche ampliare l’offerta formativa superiore diretta alla propria popolazione.
I problemi si potrebbero risolvere riunendo tutti gli istituti omegnesi – liceo, istituto commerciale e istituto professionale, nonché il costituendo centro territoriale per la formazione degli adulti – in un’unica scuola, con la forma di Istituto di Istruzione Superiore (IIS). Verrebbe creata una struttura con più di 600 allievi, un’unica presidenza e un‘unica segreteria, soddisfacendo in tal modo le indicazioni ministeriali, anche nell’eventuale caso di soppressione della vigente deroga per i territori montani.
Una scuola di questo tipo, non più vincolata ad uno specifico settore formativo, potrebbe mantenere tutti i corsi esistenti ed eventualmente crearne di nuovi, in linea con le richieste del mercato del lavoro e, ancora una volta, con le indicazioni nazionali.
L’istituto sarebbe dislocato sulle sedi esistenti e nel nuovo edificio liceale – tutti situati a poche decine di metri di distanza l’uno dall’altro, in una ideale ‘cittadella degli studi’ che comprenderebbe anche il centro di formazione professionale, la biblioteca civica e il Forum – e usufruirebbe dei servizi già esistenti (palestre, mensa, auditorium e quant’altro). Resterebbe da definire la collocazione degli uffici unificati di presidenza e segreteria che, nella situazione sopra illustrata, potrebbero stare indifferentemente in uno qualunque degli edifici, liberando così locali negli altri.
Anche l’impiego delle risorse – umane e materiali – ne trarrebbe sicuro giovamento, permettendo un più semplice ed elastico scambio di insegnanti e personale non docente e la messa a disposizione di tutti i corsi dei laboratori, biblioteche, attrezzature, materiali attualmente dispersi e in genere insufficienti.
Si aggiunga poi che almeno una delle scuole omegnesi è accreditata al sistema regionale per la formazione professionale, cosa che la mette in grado di erogare servizi di formazione anche diversi da quelli previsti dallo stato. Una possibilità sin ora poco sfruttata, ma che giocata su un sistema più ampio permetterebbe di fare della città un polo culturale ad ampio spettro, attirando probabilmente utenti anche dai territori circostanti.

Un’altra possibilità sarebbe poi la ‘verticalizzazione’, cioè la creazione di più istituti comprensivi, che riuniscano quindi scuole materne, elementari, medie e superiori. E’ la soluzione adottata per la valle Antigorio, scelta obbligata in quel caso, non essendovi altre possibilità, scelta di cui è però facile scorgere i difetti intrinseci e quindi da scartare, a nostro avviso, ove si possano individuare strategie più razionali. A questo proposito si tenga presente come le direzioni didattiche e le scuole medie del Cusio, ove non già verticalizzate, abbiano i numeri per continuare a costituire entità autonome e che sarebbe quindi assurdo smembrarle per formare altre ‘cose’.

In ogni caso è importante che la provincia, delegata a decidere in merito, apra da subito un tavolo di discussione con tutte le componenti del territorio e si predisponga a scelte che del territorio, delle sue vocazioni e delle sue esigenze – e non dei capricci di questo o quel dirigente scolastico – tengano conto.
Mi rendo conto di come l'argomento di questo post non sia di stretto interesse casalese, ma il problema è serio e merita attenzione. Pertanto chiedo scusa ai miei quattro o cinque affezionati lettori per "l'invasione di campo".

domenica 14 dicembre 2008

Notizie 14 dicembre 2008

I COSTI DELLA POLITICA
Da più parti si sente parlare, spesso in modo poco informato, dei presunti ‘faraonici’ compensi che i pubblici amministratori percepirebbero dai rispettivi enti. Per far chiarezza su questo argomento la giunta comunale casalese ha deciso di rendere pubblici i valori delle indennità e dei gettoni di presenza pagati ai suoi componenti.
Premesso che l’ammontare delle retribuzioni è fissato da una legge dello stato sulla base della popolazione amministrata e precisato che le indennità base vengono ridotte della metà per chi svolge contemporaneamente un lavoro dipendente, il sindaco Claudio Pizzi comunica di percepire personalmente 1190 euro mensili. A 198 euro ammonta l’indennità del vicesindaco, Mauro Giudici mentre 226 euro vanno in tasca agli assessori Valerio Amadori e Pietro Foti; infine gi altri due assessori, Massimo M. Bonini e Grazia Richetti ricevono, sempre su base mensile, 113 euro. Tutte le cifre citate risultano al netto di una ritenuta alla fonte del 20 per cento e devono poi essere conglobate nel reddito totale di ogni amministratore, soggetto ad ulteriore tassazione in sede di dichiarazione annuale dei redditi. Restano a carico di ognuno di loro le spese vive – telefono, viaggi, assicurazione di responsabilità civile e quant’altro – e va ricordato che per eventuali altri incarichi pubblici (consiglio provinciale, comunità montana e simili) non è possibile cumulare altri proventi.
Ai consiglieri comunali viene invece corrisposto un gettone di presenza pari a circa 18 euro lordi per ognuna delle sedute di consiglio (una decina l’anno), mentre nessun compenso è previsto per i componenti delle diverse commissioni consultive.
Altro argomento ‘caldo’ degli ultimi tempi è quello dei telefoni cellulari dati in uso agli amministratori. Il comune di Casale li mette a disposizione di alcuni funzionari, in particolare i capi servizio, e del sindaco. Assessori e consiglieri utilizzano i propri apparecchi personali.

ANNIVERSARI DI MATRIMONIO
La parrocchia di San Giorgio ricordava per consuetudine gli anniversari di matrimonio più significativi la quarta domenica di novembre, prima dell’inizio dell’Avvento.
I recenti cambiamenti alla guida delle diverse comunità hanno però imposto, almeno per l’anno in corso, un cambiamento di programma. Gli anniversari del 2008 verranno quindi ricordati domenica 18 gennaio; il programma dettagliato sarà comunicato quanto prima.
Intanto si invitano tutte le coppie interessate a segnalare la propria partecipazione in casa parrocchiale.



MERCATINO BENEFICO
Durante il fine settimana si terrà una mostra mercato di prodotti gastronomici prodotti dai Benedettini del monastero della Colla di Germagno. Il ricavato andrà a favore delle opere sostenute dai medesimi monaci.

LIETI EVENTI
I migliori auguri a Elisa Calderoni e Fabio Bulgheroni, che domenica 20 dicembre celebreranno il loro matrimonio.

LUTTO
E’ scomparsa Rosina Di Prima Giuliano, 94 anni, del Gabbio. A tutti i parenti e agli amici le sentite condoglianze della redazione.

domenica 7 dicembre 2008

Notizie 7 dicembre 2008

THELETON
L’amministrazione comunale di Casale, in collaborazione con la sezione cusiana di Aism (associazione per la lotta alla sclerosi multipla) e il gruppo musicale Pietro Mascagni organizzano il tradizionale concerto di Natale, che si terrà presso il centro culturale Il Cerro di Ramate martedì 16 dicembre, con inizio alle 21. Ingresso a offerta libera.
Il ricavato dell’evento, nel quadro delle iniziative di Theleton, sarà devoluto alla ricerca sulle malattie genetiche.

FESTA DELL’ANZIANO
Si celebra domenica 14 dicembre la festa dell’Associazione per la Promozione dell’Anziano. Il programma prevede la Messa, alle 11 nella chiesa parrocchiale di San Giorgio e il pranzo sociale presso l’oratorio Casa del Giovane, seguito da un pomeriggio in allegria, con musica, giochi e l’estrazione della sottoscrizione a premi.
Nell’occasione sarà presentata l’edizione 2009 del Taquin dë cui dë Cäsàal, il calendario tradizionale giunto all’undicesimo anno di pubblicazione.

CAMBIO DELLA GUARDIA
Dopo il “ciclone” che ha investito la parrocchia di San Giorgio la scorsa estate, ora è il turno delle altre due comunità casalesi, le parrocchie di San Tommaso in Montebuglio e quella dei Santi Lorenzo e Anna a Ramate di veder cambiare, dopo sedici anni il loro pastore.
Domenica 7 dicembre, durante tutte le Messe è stata presentata la lettera con cui il Vicario generale diocesano comunica che, a partire dal 14 dicembre, don Erminio Ruschetti sarà investito del compito di coadiutore a Ornavasso e di reggente a Migiandone. Le comunità casalesi – pur rimanendo giuridicamente distinte - vengono tutte affidate a don Pietro Segato, parroco a Casale dallo scorso 26 ottobre, che potrà avvalersi della collaborazione ‘esterna’ di don Adriano Miazza, recentemente rientrato nel vicariato del Cusio.
Per il momento non sono previste cerimonie ufficiali d’insediamento, vista l’imminenza delle festività di fine anno, con gli innumerevoli impegni.
Don Pietro ha riunito l’assemblea pastorale di San Giorgio, martedì 9, per verificare i necessari adattamenti al programma delle attività. Per il momento non si prevedono, almeno a Casale, modifiche negli orari delle funzioni.
LUTTO
E’ scomparsa Giulia Monzani Melloni, 88 anni, della Cereda. A tutti i parenti e agli amici le sentite condoglianze della redazione.

martedì 2 dicembre 2008

Gli amici del Fotoclub L'Obiettivo di Casale mi chiedono di segnalare la presenza on line del loro sito
http://www.fotoclubobiettivo.it/
Aggiungo il link nell'elenco qui a fianco.

Notizie 1 dicembre 2008

LUTTO
Dopo lunga malattia è scomparso Loris Landi, 61 anni, residente a Ricciano. Fu consigliere, assessore all’ambiente e vicesindaco nella passata amministrazione comunale casalese.
A tutti i parenti e agli amici il commosso ricordo e le più sentite condoglianze della redazione e dell’intera comunità.

Notizie 30 novembre 2008

LUTTO
E’ scomparso Franco Fiorito, residente al Gabbio. A tutti i parenti e agli amici le più sentite condoglianze della redazione.